venerdì 3 settembre

 

> ore 22.30 | Piazza Duomo

Zio Birillo

Storie di acide amenità

voce Alessandro Benvenuti

chitarra Antonio Superpippo Gabellini

basso Franco Fabbrini

pianoforte Luca Ravagni

fiati Vittorio Catalano

batteria Marzio Del Testa

presentato da Teatro stabile di Firenze

prima assoluta in Campania

 

“Accadde che ci fossero dei ragazzi grandicelli che giocavano a pallone nel piccolo cortile internodel circolino dei preti di via San Francesco. Io vivevo, con i genitori e i nonni materni, un numero civico prima, e l’orto di casa nostra confinava con quel circolino. Poi la palla ‘cadde di sotto’, laddove una locale impresa edile stava facendo lo scavo, confinante appunto con il muro del circolino, per gettare le fondamenta di quella che sarebbe diventata la ASL del paese oltre che uno degliedifici più brutti che siano mai stati costruiti a San Francesco, frazione del comune di Pelago,provincia di Firenze. Come fare adesso e riprenderla quella palla essendo di sabato e nonessendoci operai ai quali urlare: “Ce la ributti”? Il ragazzo più grosso si rivolse allora verso di me che li guardavo giocare mangiando una fetta di pane con il vino e lo zucchero (“Fa sangue!” dicevanonna Lucia) e vedendo che alle mie spalle, poggiata contro il muro, c’era una lunga scala di legnodi proprietà dello zio dei miei nonni che abitava al primo piano della stessa nostra palazzina michiese torvo: “Prestacela”. “Non posso – risposi io – è di mio zio”. “E noi la si piglia uguale!” tuonòminaccioso il bullo muovendosi verso di me per scavalcare il muretto di divisione. Allora io, presodal panico cominciai a urlare: “Zio Zio ti voglionpiglià la scala! Zio Zio!” rimandando in tal modo alui la soluzione del problema. E fu così che, per quei bulletti che durante le elezioni politicheandavano a distribuire il materiale di propaganda della DC e nei giorni festivi servivano la messa,da quel giorno diventai ‘Zio zio’. Nei paesi chi non ha un soprannome esiste meno. Ora esistevoanch’io. Poi, data la mia altezza, il soprannome cambiò nei mesi successivi fino a diventare ‘ZioBirillo’. Poi arrivarono i Beatles, i Beatnik, la Beat Generation, i labouristi in Inghilterra, l’alluvione aFirenze e dintorni, Corto Maltese…insomma qualcosa si mosse. Sentendo sulla mia pelle il mutare dei tempi condussi una battaglia lunga dura e pura perché quel marchio d’infamia legato a unattimo di panico che mi aveva colto invocando lo zio fosse cancellato. Occorsero tre mesi durante iquali non risposi a nessuno che mi chiamasse in quel modo perché tutti, capendo che nonscherzavo, si scordassero chi ero stato restituendomi quel rispetto che adesso mi meritavo. Cosìdivenni Alessandro. O anche Sandro. E poi ‘Vercinge’, perché nel frattempo avevo formato ungruppo musicale con degli amici; band che dopo lungo pensare chiamammo ‘La Vercingetorige SixCompany’. Del gruppo io ero cantante e leader indiscusso. Passare dal pavido richiamo d’aiuto auno zio, all’essere un capo dei Galli che era stato il ‘regista’ di una ribellione nazionale control’imperatore Cesare…eh beh, c’era un bel salto di qualità. Poi il tempo ha fatto la sua parte.

Adesso, al mio paese, c’è una sola persona che ogni tanto mi chiama Zio Birillo. E’ il mio fornaiopreferito, ma è anche un amico d’infanzia al quale sono legati dei ricordi lontani e struggenti. Luipuò chiamarmi così perché non c’è scherno nelle sue intenzioni ma solo un desiderio diappartenenza a un qualcosa di molto profondo. “Storie di Zio Birillo” è un racconto in 15 canzonida me scritte e musicate per fissare, nel tempo, quel tipo di appartenenza. Ed è anche il percorsodi crescita verso una maturità artistica piena di sfaccettature che oggi mi permettere con serenitàdi ricordare a me stesso di essere stato in un lontano passato un perfetto Zio Birillo.”

Alessandro Benvenuti


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