‘78

mercoledì 1 settembre
> ore 20.00 | Annunziata €10 + prevendita
‘78
di e con Roberto Solofria
regia di Roberto Solofria
produzione Mutamenti Società Cooperativa 2010
«È il professor Franco Tritto?»
«Chi parla?»
«Il dottor Nicolai.»
«Chi, Nicolai?»
«È lei il professor Franco Tritto?»
«Sì, ma io voglio sapere chi parla.»
«Brigate rosse. Ha capito?»
«Sì.»
“Io mi ricordo che avevo 8 anni e mia mamma mi disse di mettermi il vestito buono, quello che avevo messo per la comunione di mia cugina. Io me lo ricordo. Ma non era domenica, e non dovevo andare a nessuna festa. E perché, allora, dovevo mettere il vestito buono? Dovevo mettere il vestito buono perché arrivava Aldo Moro.”
“C'era una volta, tanto, tanto, tempo fa, un paese lontano, lontano… Mafiopoli”.
note di regia
Il 1978 è un anno a dir poco particolare, a suo modo unico, sembra quasi sia successo di tutto. Vengono approvate leggi importantissime, la Legge Basaglia sui manicomi, la Legge sull’aborto. Si succedono tre Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Il Presidente della Repubblica Leone si dimette e gli succede Pertini. Mina compare per l’ultima volta in TV e al cinema escono i film La febbre del sabato sera (film del dicembre 1977 ma conosciuto in Italia nel 1978) con l’indimenticato Travolta/Manero e Grease. La televisione invece era “invasa” dal cartone animato Goldrake. Ma soprattutto il 1978 è l’anno di Aldo Moro, di Peppino Impastato. Accumunati dallo stesso destino, lo stesso giorno di morte, chi per mano delle Brigate Rosse e chi per mano della Mafia.
Ecco allora che comincia il nostro percorso dello spettacolo, cercare di entrare nella storia di questi due personaggi, ma non descrivendo l’accaduto, oggi noto e già sviscerato, ma cercando di analizzare, di “conoscere” quello che c’è stato dietro. Ma non dietro ai misteri ancora oggi in parte insoluti, ma dietro al brigatista che materialmente esegue la sentenza di morte di Aldo Moro e l’amico più caro di Peppino Impastato, quel Salvo che l’ha accompagnato in tutte le avventure, le battaglie, le lotte, la rabbia che hanno fatto decidere la mafia, il capozona Tano Badalamenti, a liberarsi di quel personaggio scomodo.
Potremmo notare un parallelismo tra la vita del brigatista, ventenne impegnato politicamente che sceglie di entrare in clandestinità per combattere lo Stato e sognare un mondo migliore, e quella di Peppino, anch’esso impegnato politicamente ma che sceglie di combattere a viso scoperto e senza armi (particolare non da poco) contro un altro potere, quello mafioso.
Analizziamo le differenze, le contrapposizioni, le divergenze e le similitudini.
Molte “motivazioni” sembrano quasi ritornare da quel lontano ‘78, sembra quasi di parlare di un oggi, di disoccupazione, di licenziamenti, di lotta nelle fabbriche, di classe politica impopolare, immobile, non aperta alle giovani generazioni e ai cambiamenti. Un ieri che “ricorda” un oggi. Questo potrebbe far paura.
